
Giuliana Giuliani

LE DUE POLIS
Le opere di Giuliana Giuliani sono estremamente materiche, opere in cui la materia diventa spazialità, un vuoto in potenza, per usare un linguaggio familiare ad Aristotele; un silenzio, interiore, rotto, dal frastuono di colori surreali, toni pacati (spesso grigi, bianchi....azzurri), quasi a risvegliare dolcemente dal torpore l'anima dormiente. Nelle opere della Giuliani, troviamo l'esaltazione delle forme, sopratutto forme del corpo: un corpo che trova la sua essenza nello spazio, cioè diventa “sinolo”, connubio forma-anima; è l'essere completo, l'essere sacro, l'essere che trascende la materialità che ci impone limiti inviolabili per la nostra sussistenza, quindi diviene qualcosa di più grande....assoluto. L'essere che vediamo raffigurato, crea un legame teso tra terra e cielo, tra due linee dimensionali, l'uomo orizzontale, con città orizzontali, e l'uomo verticale, con città verticali. Le forme dell'uomo materiale, ingabbiato nella sua quotidianità-orizzontalità, che cerca disperatamente il “sinolo”....un essere tutto potenza; contrapposte, ma non come dualismo, ma come evoluzione, all'uomo spiritual-verticale, che cerca l'unione con la sua ragione ultima, il tutto, l'anima, un essere finalmente in atto....sempre usando le metafore aristoteliche.
C'è null'altro grande pensatore del passato, S.Agostino, prendendo spunto dai suoi pensieri, possiamo considerare la società come sospesa tra due polis: quella terrestre e quella celeste. Ma in questo caso, non si tratta solo di concepire l'uomo materiale disgiunto dall'uomo spirituale: le due polis sono diverse sopratutto per la concezione che dello scorrere del tempo hanno. Nella città terrestre, il tempo è ciclico; nella città celeste è lineare, continuo, grazie all'intervento del Creatore che ha donato alla storia un senso. Rapportandoci con le opere della Giuliani, possiamo fare la seguente considerazione: ci sono uomini, ci sono volti, e i volti sono lo specchio dell'interiorità più profonda (come capiamo da Levinas), alcuni di essi sono divisi, sono quindi snaturati, perchè la ricchezza dell'uomo è nella relazione....come ci insegna l'economista premio nobel Esterling, la realizzazione viene dall'incontro con l'altro: realizzazione del “sinolo”, dell'uomo integrale, ragionando come S.Tommaso, uno dei fondatori della metafisica (dopo Parmenide!), l'essere è realizzato nella relazione, e questo è il sommo bene, questa è la bellezza....troviamo perciò la raffigurazione del bello metafisico, il bello nella sua pura essenza. L'uomo quindi in lotta, tra la divisione, da il non essere uomo completo, appunto in relazione, e essere invece un “sinolo”realizzato. Questa battaglia, tutta interiore, tutta con i propri sensi, che per l'ontologia greca confondono e illudono, una lotta a mezza via tra cielo e terra; tra orizzontale e verticale.
La scala al cielo è elevazione di consapevolezza: altri menti il rischio è di costruire una Torre di Babele! Ecco che il linguaggio estetico compenetra nel profondo, e diventa poesia capace di scavare le zone remote del nostro inconscio. Ed ecco che le immagini diventano archetipi per la mente: come i gabbiamo nel volo infinito, appena accennati con un pennello che quasi bacia teneramente la tela, raffigurano lo slancio di cuore e mente: come S.Tommaso affermava che teologia e filosofia devono andare insieme come due ali per elevare lo spirito, cosi possiamo noi affermare che con il cuore si dilata la mente, e si trova una ragione alternativa, che non esclude la poesia come non esclude la ratio....ma un connubio che Pascal ha molto bene esemplificato – lo spirito di finezza, anche il cuore ha le sue ragione, che la mente non conosce -.
L'uomo nuovo, diceva San Paolo è l'uomo secondo lo spirito, le raffigurazione della Giuliani, che tanto sanno di De Chirico, usano gli archetipi della sospensione, per affermare uno dei valori più sublimi che l'uomo possa conoscere: il valore della vita come cammino verso un di più, che rende l'essere uomo, non più ominide, ma uomo completo...l'uomo che riesce nel suo piccolo a congiungersi con l'Uno: Plotino lo definì il sommo bene; noi, possiamo dire è l'equilibrio perfetto tra colore e forme.
Considerazioni di Jacopo Catozzi